Supercalcolo e quantum computing: l'Italia è terza al mondo, ma la vera sfida è l'autonomia strategica
Potenza computazionale dichiarata, dietro USA e Giappone. Potrebbe diventare 2ª entro fine 2026.
Investimento infrastrutturale totale, metà europeo e metà italiano con contributo PNRR.
Operazioni al secondo del supercalcolatore Leonardo, inaugurato nel novembre 2022.
Una posizione di vertice costruita con un miliardo di investimenti
Il Cineca, consorzio interuniversitario pubblico che gestisce il principale centro di supercalcolo italiano, è oggi il numero uno in Europa per impatto della ricerca. Questo risultato è stato raggiunto grazie a un investimento infrastrutturale complessivo di un miliardo di euro, finanziato per metà da fondi europei e per metà da risorse italiane, con un contributo determinante del PNRR.
Nei laboratori di Bologna convivono oggi supercalcolatori tradizionali, macchine ottimizzate per l'intelligenza artificiale, sistemi di cloud computing e due computer quantistici di nuova generazione — uno prodotto dalla finlandese IQM Quantum Computers, uno dalla francese Pasqal. Per dare la misura della capacità installata basta un dato: il supercalcolatore Leonardo, inaugurato nel novembre 2022, esegue 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Come ha spiegato il presidente del Cineca Francesco Ubertini al convegno organizzato dalla SIOI il 29 aprile 2026, un'ora di lavoro di Leonardo corrisponde a 920 anni di un computer ordinario.
La Cina rimane un'incognita rilevante: non rende pubblici i propri dati computazionali, rendendo impossibile qualsiasi confronto diretto.
Il nodo irrisolto: innovazione senza catena del valore
Il punto critico emerso con chiarezza dal dibattito non riguarda le infrastrutture. Riguarda ciò che viene dopo. Come ha sintetizzato Alessandro Pansa, presidente di Sparkle: l'Italia non è seconda a nessuno per intelligenza e competenze, ma acquista all'estero quasi tutto ciò che utilizza. Lungo la catena del valore dell'innovazione digitale e computazionale, l'Europa — e l'Italia con essa — presidia in modo soddisfacente solo la gestione delle infrastrutture. Su tutti gli altri segmenti — dalla progettazione dei chip ai modelli fondazionali di AI, dai sistemi operativi ai marketplace — il posizionamento è debole.
Ubertini ha usato parole nette: manca la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi. Il richiamo al Rapporto Draghi sulla competitività europea non è casuale: il futuro dell'Europa dipende dalla capacità di cogliere le opportunità di questa nuova fase tecnologica, non solo di ospitarne le infrastrutture.
Quantum computing: dove l'Italia è più forte dell'AI
Nel campo delle tecnologie quantistiche, l'Italia vanta una posizione competitiva che supera quella raggiunta sull'intelligenza artificiale generativa. Lo ha affermato Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all'Università di Bologna: la leader mondiale nelle telecomunicazioni quantistiche è un'azienda svizzera, ma le due imprese che la inseguono più da vicino sul mercato europeo sono italiane — ThinkQuantum e QTI (Quantum Telecommunications Italy) — con un volume d'affari combinato che supera quello della prima classificata.
QTI stessa è un caso di studio utile: nata dall'incontro tra cinque ricercatori del CNR e dell'Università di Firenze e la grande industria, rappresenta un modello di trasferimento tecnologico che Alessandro Pansa ha indicato come best practice da replicare sistematicamente.
Le applicazioni in sviluppo riguardano tre aree principali: crittografia (già adottata da banche e istituzioni pubbliche per comunicazioni inviolabili), sensoristica avanzata (con sistemi capaci di rilevare oggetti attraverso superfici fisiche tramite fotoni singoli) e diagnostica medica. Un elemento tecnico rilevante per chi valuta l'adozione di queste tecnologie: i sistemi quantistici non sono energivori, a differenza di molte infrastrutture AI oggi in uso.
La dimensione geopolitica: chi controlla gli standard controlla il potere
Diego Brasioli, direttore centrale per la diplomazia cibernetica del Ministero degli Affari Esteri, ha sintetizzato il principio-chiave del convegno: chi controlla standard e infrastrutture esercita di fatto il potere. Intelligenza artificiale, cybersecurity, quantum computing, spazio e dati sono ormai centrali nelle relazioni internazionali.
Pansa ha evocato il rischio di "tecno-feudalesimo" — un termine usato dall'economista Yanis Varoufakis — per descrivere il potere crescente delle grandi piattaforme tecnologiche private, che attraverso il controllo delle infrastrutture digitali condizionano governi e democrazie in un mercato privo di concorrenza reale.
Marco Emanuele, senior researcher SIOI, ha proposto una distinzione utile tra sovranità tecnologica — concetto politicamente ambiguo — e autonomia strategica, oggi al centro del dibattito NATO e più preciso nell'indicare l'obiettivo: non l'autarchia tecnologica, ma la capacità di non dipendere in modo critico da terzi per le tecnologie essenziali.
La risposta istituzionale: diplomazia tecnica e competenze STEM
Sul piano istituzionale, la Farnesina ha risposto con una riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2026: una nuova Direzione Generale dedicata a cybersecurity, innovazione tecnologica e contrasto alla guerra ibrida, articolata in due direzioni centrali. Una presidia la sicurezza degli asset strategici e delle 305 sedi diplomatiche italiane nel mondo; l'altra gestisce i tavoli negoziali internazionali, la regolamentazione e il supporto all'internazionalizzazione delle imprese.
Sul modello del primo Tech Ambassador danese inviato nella Silicon Valley nel 2017, l'Italia ha aperto due anni fa l'incubatore Innovit a San Francisco, con un nuovo hub estero in preparazione. Rilevante anche il cambio nel profilo dei diplomatici: il concorso è oggi aperto a laureati in tutte le discipline, comprese le materie STEM, segnalando un cambiamento nel modo in cui lo Stato intende presidiare i tavoli tecnologici globali.
Cosa osservare nei prossimi mesi
Per chi guida un'impresa o gestisce funzioni strategiche, i segnali da monitorare sono tre.
Il posizionamento finale nella classifica mondiale del supercalcolo: se l'Italia raggiungerà il secondo posto entro fine 2026, avrà una leva negoziale più forte nei tavoli europei e internazionali. L'evoluzione del mercato quantum in Europa: con due operatori italiani tra i leader nelle telecomunicazioni quantistiche, si apre uno spazio concreto per partnership industriali e per l'adozione anticipata di tecnologie di crittografia quantistica, oggi già operative in ambito bancario e istituzionale. La capacità di trasferimento tecnologico: il modello QTI — ricerca pubblica più industria privata — è indicato come la direzione da seguire. Le aziende che sapranno posizionarsi come partner di questo ecosistema avranno un vantaggio competitivo nei segmenti ad alta intensità tecnologica.
Conclusione strategica
L'Italia ha costruito un'infrastruttura computazionale di primissimo livello globale. Il problema non è più l'hardware: è la filiera. Trasformare capacità scientifica in prodotti commercializzabili, sviluppare tecnologie proprietarie invece di acquistarle all'estero, formare competenze ibride tra tecnico e istituzionale — queste sono le variabili che determineranno se il terzo posto mondiale nel supercalcolo rimarrà un dato statistico o diventerà un vantaggio competitivo sistemico. Per le imprese italiane, la finestra per posizionarsi nell'ecosistema quantistico e computazionale è aperta, ma non lo sarà indefinitamente.
Cosa significa per le aziende italiane
- Le imprese italiane possono accedere a capacità di calcolo tra le più avanzate al mondo tramite il CINECA, con ricadute concrete su ricerca, simulazione e sviluppo prodotto in settori ad alta intensità computazionale.,La crittografia quantistica è già operativa in ambito bancario e istituzionale: le aziende che gestiscono dati sensibili dovrebbero valutare oggi l'adozione di questi standard per anticipare i requisiti normativi futuri.,Il modello QTI — ricerca accademica più industria privata — offre un template replicabile per costruire posizioni competitive in mercati emergenti ad alto valore, riducendo la dipendenza da fornitori esteri di tecnologia.
Vuoi capire come questa tecnologia può impattare la tua azienda?
Parla con il team Keonse