L'AI ha bisogno di elettricisti e idraulici: il paradosso che i manager devono capire
Posizioni tecniche specializzate che resteranno vacanti negli USA entro il 2030 (JLL/Dept. of Education).
Stima del costo economico annuo del deficit di lavoratori tecnici specializzati negli Stati Uniti.
Gli operai edili guidano la classifica ELIS 2026 dei profili più difficili da reperire in Italia.
Il CEO di Nvidia dice ai laureati: fate gli idraulici
Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha dichiarato pubblicamente che il prossimo decennio non apparterrà ai prompt engineer, ma a chi installa impianti, stende cavi e alza muri. Lo ha detto dal palco della Carnegie Mellon e lo ha ribadito su Channel 4 News: per costruire le fabbriche dell'AI servono centinaia di migliaia di elettricisti, idraulici e carpentieri. Una provocazione? In parte. Ma i numeri che la sorreggono sono difficili da ignorare.
Un data center di dimensioni medie, nell'ordine di tre campi da calcio, arriva a impiegare fino a 1.500 operai edili nella sola fase di costruzione, con retribuzioni che negli Stati Uniti superano i 100mila dollari annui, straordinari inclusi, senza titolo di studio richiesto. A regime, quella stessa struttura ne trattiene circa cinquanta. Ma le cinquanta poltrone operative non esistono senza le migliaia di mani che prima le hanno costruite.
Un deficit strutturale, non una carenza temporanea
Il problema non è congiunturale. Negli Stati Uniti mancano già oggi circa 600mila operai manifatturieri e 500mila addetti edili, secondo le stime citate dal CEO di Ford Jim Farley. Un report JLL basato su dati del Dipartimento dell'Istruzione americano stima che entro il 2030 resteranno scoperti 2,1 milioni di posti nei mestieri tecnici specializzati, con un costo economico stimato attorno ai mille miliardi di dollari l'anno.
Nel 2025 le aziende statunitensi hanno pubblicato quasi 600mila offerte nei mestieri specializzati, ma soltanto circa 150mila persone sono entrate nel mercato tramite percorsi di apprendistato. Il saldo è strutturalmente negativo: per ogni due nuovi ingressi, cinque lavoratori escono per pensionamento. Oltre un quinto degli operai edili americani ha più di 55 anni; il 39% degli elettricisti ne ha almeno 45. È una voragine che si allarga da sola.
L'Italia conferma la stessa dinamica
Il report ELIS 2026, elaborato da un consorzio che raggruppa oltre 130 grandi gruppi e PMI italiane, posiziona gli operai edili al primo posto della classifica dei profili introvabili, seguiti dai manutentori industriali al secondo, dagli impiantisti elettrici al terzo e dai saldatori al quarto. Non è una curiosità statistica: è la fotografia di un sistema formativo tecnico-professionale che da decenni perde iscritti e prestigio sociale a favore dei licei.
Il mercato italiano dei data center è ancora relativamente contenuto, stimato attorno ai 3,65 miliardi di euro entro il 2028, ma la perdita di competenze tecniche è in corso indipendentemente dalla domanda diretta legata all'AI. Le cause sono locali e radicate: quarant'anni di orientamento scolastico sbilanciato verso l'istruzione teorica hanno eroso la base di lavoratori tecnici qualificati.
La contraddizione che conviene osservare
Nvidia ha annunciato 100 miliardi di dollari di investimento in OpenAI per finanziare data center basati sui propri chip. Le stime McKinsey, citate da Fortune, proiettano la spesa globale in infrastrutture AI verso 7mila miliardi entro il 2030. Eppure lo stesso CEO che guida questa corsa avverte che le braccia per realizzarla fisicamente non ci sono. Le due affermazioni non si contraddicono: la corsa AI ha bisogno di competenze che la Silicon Valley non sa formare e ha smesso di valorizzare.
Larry Fink di BlackRock, nel marzo 2025, ha sintetizzato la questione davanti alla Casa Bianca in termini molto diretti: la carenza di elettricisti qualificati per costruire i data center AI è un rischio concreto e immediato per l'intera filiera. Detto da chi gestisce oltre 11 trilioni di asset, è un segnale che merita attenzione anche fuori dal settore tecnologico.
Cosa sta facendo il mercato per colmare il gap
I tempi stimati per riequilibrare il sistema sono lunghi: da 7 a 12 anni perché un sistema di formazione tecnico-professionale produca apprendisti in numero sufficiente a compensare i pensionamenti, con un'ipotesi pessimistica ancora più dilatata se le iscrizioni agli ITS italiani non raddoppiano nei prossimi anni.
Nel frattempo, le grandi aziende private si stanno muovendo in autonomia. Meta ha stanziato 115 milioni di dollari su programmi per mestieri specializzati; Lowe's ne ha investiti 250. In Italia, la risposta pubblica è ancora in ritardo rispetto alla velocità con cui il fabbisogno cresce. Chi ha la capacità di strutturare percorsi di apprendistato interni ha oggi un vantaggio competitivo concreto nell'attrazione e nella retention di profili tecnici.
Implicazioni operative per chi decide oggi
Per le aziende che operano nei settori costruzioni, energia, manifattura e infrastrutture digitali, il messaggio è diretto: il costo di reperimento dei profili tecnici aumenterà, i tempi di selezione si allungheranno e la dipendenza dai programmi di formazione interna diventerà strutturale, non opzionale. Chi investe oggi in apprendistato e percorsi ITS avrà pipeline di talenti più stabili tra tre e cinque anni.
Per chi opera in funzioni HR, operations o finance, il tema non è il salario, già competitivo nei contesti più dinamici. Il nodo è il posizionamento del mestiere tecnico all'interno della cultura aziendale e nella narrativa di recruiting. Finché gli ITIS vengono percepiti come seconda scelta, il gap si allarga. La questione non è ideologica: è un problema di filiera produttiva con effetti misurabili sul conto economico.
Conclusione: un'infrastruttura che non si costruisce da sola
La crisi di competenze tecniche manuali non è un effetto collaterale dell'AI: è una condizione necessaria non soddisfatta per realizzarla fisicamente. I data center, le reti energetiche, le fabbriche di semiconduttori non esistono senza chi li costruisce. Il mercato lo ha capito tardi. Le aziende che lo capiscono prima, e agiscono di conseguenza sulla propria pipeline formativa, avranno un vantaggio difficile da replicare. Non si tratta di nostalgia per i mestieri del passato, ma di leggere correttamente dove si trova il collo di bottiglia del futuro.
Cosa significa per le aziende italiane
- Il costo di reperimento di profili tecnici specializzati (elettricisti, saldatori, manutentori) aumenterà progressivamente: le aziende che dipendono da questi profili devono anticipare il problema con programmi di formazione interna e apprendistato.,Per le funzioni HR e operations, il gap formativo tecnico è già un rischio operativo concreto: i tempi di copertura dei posti vacanti si allungheranno e la pressione salariale sui profili qualificati crescerà.,Le imprese del settore costruzioni, energia e infrastrutture digitali in Italia possono trarre vantaggio competitivo investendo oggi in percorsi ITS e partnership con istituti tecnici, prima che la competizione per questi profili diventi sistemica.
Vuoi capire come questa tecnologia può impattare la tua azienda?
Parla con il team Keonse